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Progettare per eccezioni

  • angeloluigimarchet
  • 7 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 9 mag

leadership


Uno degli errori più comuni nelle imprese è progettare i sistemi partendo dalle eccezioni.

Succede quasi senza accorgersene.

Si prende un caso limite, una situazione particolare, un problema raro… e si costruisce una soluzione per gestirlo.


“E se succede questo?”

“E se capita di nuovo?”

Sono domande legittime, proprio perché nascono da esperienza diretta.

Il punto è che, quando queste domande diventano il punto di partenza, iniziano a influenzare l’intero sistema, che non viene più progettato per ciò che accade normalmente, ma per ciò che potrebbe accadere in condizioni straordinarie.

E questo sposta il baricentro.

L’eccezione, poco alla volta, smette di essere tale. Diventa un riferimento implicito.

Non dichiarato, ma presente in ogni scelta.

E a quel punto il sistema cambia natura.

Si struttura per gestire il raro, ma perde efficienza nel presente, nell'ordinario.

Ciò che nella quotidianità dovrebbe essere semplice e lineare, inizia a richiedere passaggi in più.

Controlli aggiuntivi. Verifiche non sempre necessarie. Percorsi più lunghi del necessario.


Ogni singolo accorgimento ha una sua logica. Ogni modifica è giustificata da un episodio.

Ma nel tempo queste logiche si sommano.

E ciò che nasce come attenzione al dettaglio si trasforma in una complessità diffusa.

Dall’interno non ce se ne accorge accorgersene. O perlomeno si fa fatica.


Ogni intervento ha un senso, preso singolarmente. Ma è l’insieme che diventa sempre più articolato, meno fluido. Si perde progressivamente coerenza, e soprattutto si perde il senso della proporzione.


Il sistema smette di essere costruito attorno a ciò che accade più spesso…e si adatta a ciò che accade raramente.


E quando questo accade, anche il lavoro quotidiano cambia qualità.

Diventa più lento e più frammentato. Diventa anche più faticoso.

Non perché manchi competenza o impegno, ma perché il sistema è calibrato su poche distorsioni.



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