Quando non sei più indispensabile
- angeloluigimarchet
- 9 mag
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C’è un passaggio, nella vita di un’impresa, tra i più ambiti e complessi.
È quando non sei più indispensabile.
Non perché ciò che fai non serva più o perché il tuo ruolo perda valore.
Ma perché il sistema continua a funzionare anche senza di te.
Le decisioni scorrono e i processi tengono.
L’organizzazione respira da sola.
È una sensazione ambivalente.
Da un lato la solidità, la soddisfazione per ciò che è stato costruito.
Dall’altro, un vuoto sottile: il timore di perdere centralità.
Eppure è proprio lì che avviene il passaggio.
Quando smetti di essere il motore e diventi l’architetto.
Quando non servi più per far funzionare, ma per far evolvere.
Non più intervento continuo, ma presenza consapevole.
Non controllo, ma direzione.
È il momento in cui l’impresa smette di girare intorno a te e inizia a stare in piedi da sola.
E se succede, non è mai per caso.



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