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La bioeconomia è il motore silenzioso del cambiamento

  • angeloluigimarchet
  • 14 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min


In un’epoca in cui sostenibilità, decarbonizzazione e rigenerazione ambientale non sono più opzioni ma necessità, la bioeconomia emerge come una delle leve più concrete e strategiche per guidare la trasformazione dell’economia europea – e del nostro modo di costruire, abitare, produrre valore.


La bioeconomia non è solo agricoltura o foreste. È un ecosistema industriale che unisce natura e scienza, manifattura e biotecnologie, innovazione e circolarità.


Riguarda i materiali che scegliamo, l’energia che usiamo, i prodotti che progettiamo. Coinvolge l’edilizia, il design, l’energia, la farmaceutica, l’alimentare, la moda.


E soprattutto, crea valore: occupazionale, ambientale, economico.


Secondo il Bioeconomy Strategy Progress Report pubblicato dalla Commissione Europea nel 2024, nel solo 2022 la bioeconomia ha impiegato 17,2 milioni di persone (pari all’8% dei posti di lavoro nell’UE) e generato 812 miliardi di euro di valore aggiunto, equivalenti al 5% del PIL europeo.


Ma il dato più interessante è un altro: la bioeconomia cresce più velocemente dell’economia europea nel suo complesso.


Questo significa una cosa: il cambiamento è già in corso. E il nostro compito è farlo accelerare.


Nel mondo delle costruzioni, la bioeconomia rappresenta una strada concreta verso la decarbonizzazione: materiali a base biologica, prefabbricazione avanzata, tecnologie digitali e processi circolari sono strumenti per ridurre l’impatto ambientale e aumentare la resilienza del settore.


Non a caso, la Commissione Europea ha riconosciuto i materiali da costruzione bio-based come uno dei lead market con il più alto potenziale per la decarbonizzazione sistemica. Il legno, in particolare, unisce capacità di stoccaggio del carbonio, prestazioni elevate, processi produttivi efficienti e possibilità di riutilizzo, offrendo una risposta concreta alla sfida ambientale ed energetica che il settore edilizio si trova ad affrontare.


In questo senso, la prefabbricazione evoluta rappresenta molto più di una scelta tecnica: è un modello industriale capace di coniugare sostenibilità, efficienza e innovazione. Inoltre, l’approccio “a cascata” promosso dall’UE – che dà priorità all’uso della biomassa per la produzione di materiali durevoli piuttosto che per fini energetici – introduce una nuova logica di efficienza e valore lungo tutta la filiera.


Ma la bioeconomia è anche, e soprattutto, una visione industriale nuova, in cui il concetto di rifiuto si trasforma in risorsa, e l’innovazione non è più solo tecnologica, ma sistemica.


Innovare, oggi, significa saper trasformare ciò che già esiste in una soluzione industriale su larga scala. E il legno, materiale antico per eccellenza, sta diventando protagonista di una nuova stagione dell’edilizia: digitale, sostenibile, decarbonizzata.


Per le imprese, tutto questo rappresenta un’opportunità: attrarre investimenti, entrare in mercati emergenti, creare occupazione qualificata, generare impatto positivo.


Per il sistema paese, è un’occasione per rilanciare la competitività in chiave sostenibile, promuovendo un modello industriale rigenerativo e radicato nei territori.


Servono visione, coraggio, e politiche industriali coerenti. La crescita della bioeconomia richiede un quadro normativo integrato, che riconosca il valore ambientale dei materiali rinnovabili e favorisca una filiera forestale attiva, resiliente e responsabile.


Ma soprattutto serve un nuovo modo di pensare la crescita: non più contro i limiti del pianeta, ma dentro la logica dei suoi equilibri naturali.


È necessario costruire in armonia con i cicli biologici, valorizzando materiali rinnovabili, progettando edifici che durano, consumano meno e restituiscono valore al territorio.


La vera innovazione oggi è costruire senza sottrarre, abitare senza consumare, crescere senza distruggere.


Questo è il cuore della bioeconomia applicata all’edilizia: una crescita che non esaurisce, ma che rigenera.


La bioeconomia è già realtà. Ora dobbiamo solo darle spazio – anche attraverso ogni metro quadro che progettiamo, costruiamo e abitiamo.


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